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Il fiume Isonzo

Il fiume Isonzo nasce nella valle della Trenta, nelle Alpi Giulie. Scorre inizialmente attraverso la stretta valle dell’Isonzo, che presso Salcano si apre in una pianura più ampia, e dopo 137 chilometri sfocia nel Mar Adriatico. Ha una caratteristica tonalità verde-azzurra, per cui viene spesso definito “fiume smeraldo” (anche se il colore è più vicino al turchese). L’Isonzo modella e definisce il paesaggio goriziano, segnando l’intensità e la nettezza del passaggio tra montagne e mare e portando influssi del clima mediterraneo fino ai piedi delle vette alpine oltre i duemila metri.

Nel suo bacino vive la trota marmorata autoctona (Salmo marmoratus), una delle trote più grandi d’Europa, riconoscibile per il tipico disegno marmorizzato e adattata alle acque rapide e limpide. A causa dell’ibridazione con trote introdotte non autoctone è stata in passato fortemente minacciata; oggi sono attivi diversi programmi di conservazione.

Sui vicini pascoli alpini operano numerose malghe, dove durante i mesi estivi si pratica ancora l’allevamento tradizionale e la trasformazione del latte. Qui si produce il formaggio Tolminc, a denominazione di origine protetta.

Il fiume è importante anche per le attività sportive. Nel suo corso superiore, l’Isonzo è uno dei fiumi europei più riconoscibili e frequentati per il kayak su acque bianche. Il rafting si svolge principalmente nei mesi estivi, quando il livello dell’acqua è più stabile, mentre in primavera, a causa dello scioglimento della neve, la portata del fiume aumenta.

Il fiume svolge inoltre un ruolo importante nell’infrastruttura energetica. Nel suo corso medio e inferiore operano tre centrali idroelettriche (Salcano, Plave, Doblar), che hanno significativamente modificato il regime e l’aspetto del fiume, sollevando al contempo questioni sul rapporto tra produzione energetica e tutela dell’ambiente.

Lungo l’Isonzo opera anche il cementificio Salonit Anhovo, che per decenni ha utilizzato amianto, lasciando gravi conseguenze sulla salute della popolazione locale. L’area rimane uno dei principali punti critici ambientali in Slovenia, oggi soprattutto a causa del co-incenerimento dei rifiuti e della pressione industriale di lungo periodo.

La valle fu teatro del fronte dell’Isonzo durante la Prima guerra mondiale (pp. 12–13), una delle più grandi battaglie di montagna della storia. A causa dell’enorme numero di vittime, nella narrazione ideologica italiana divenne un “fiume sacro”.

Già nel 1879 il poeta Simon Gregorčič (1844–1906) anticipò in modo profetico il destino della valle nella poesia All’Isonzo:

Stupenda sei delle Alpi figlia snella,
gioconda nella natural beltade,
quando i furori dell' oscur procella
a te non turban la profonditade, -

-.-.-.-.-

Risuoneran le armi orribilmente,
di sangue tu mi correrai bollente:
Dal nostro sangue tu sarai abbeverata,
dal sangue del nemico intorbidata!

(traduzione di Rudolf Andrejka pl. Livnogradski)

Oggi, il Sentiero della Pace segue l'intera linea del fronte, e il pluripremiato Museo di Kobarid (Gregorčičeva ulica 10) è dedicato al fronte dell'Isonzo.

Avtor: Blaž Kosovel

Vir:

https://www.thewalkofpeace.com/it/


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